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Bruxelles prende altro tempo per decidere sull'eventuale rinnovo del controverso accordo anti-contrabbando con Philip Morris

Cigarettes

All'Esecutivo Ue serve del tempo per prendere una decisione sul rinnovo dell'accordo anti-contrabbando con la multinazionale del tabacco Philip Morris International, poiché “le questioni di cui stiamo parlando non sono facili", ha detto la vicepresidente della Commissione Kristalina Georgieva durante un acceso dibattito al Parlamento europeo. "Abbiamo promesso di coinvolgere tutti” nella discussione, ha aggiunto la Georgieva, responsabile del dossier, “ed è quello che stiamo facendo".

Bruxelles è vicina a una decisione in merito, ha assicurato la vicepresidente dell'Esecutivo Ue, ma deve necessariamente tener conto delle accese critiche espresse finora dallo stesso Parlamento europeo.

Un Parlamento che è profondamente diviso sulla questione, anche all'interno dei singoli gruppi. Sebbene possibilisti sul prolungamento dell'intesa, i popolari del PPE chiedono in ogni caso più trasparenza e controlli. I socialdemocratici di S&D, invece, sono generalmente orientati sul no, ma non tutto il gruppo sembra d'accordo. Fermamente contrari al prolungamento dell'intesa sono Verdi, GUE e ALDE, che chiedono di non rinnovare l'intesa. Una simile decisione, ha commentato il francese José Bové (Verdi) sarebbe come “far controllare la criminalità organizzata ad Al Capone".

La scadenza dell'accordo con PMI si avvicina

L'urgenza di una decisione da parte dell'Esecutivo Ue deriva dal fatto che il prossimo luglio scadrà l'accordo siglato nel 2004 da Commissione Ue, dieci stati membri - tra cui l'Italia - e Philip Morris International destinato a contrastare il contrabbando e la contraffazione di sigarette.

In vista della scadenza dell'accordo l'Ue ha più volte ribadito il suo impegno a proseguire nella lotta al contrabbando ma non ha finora ancora provveduto alla pubblicazione degli opportuni documenti di valutazione per l'avvio delle trattative. 

Scusandosi per i continui rinvii alla pubblicazione dei documenti, a fine gennaio Kristalina Georgieva aveva spiegato le due principali ragioni di questo ritardo. Da un lato, l'impegno di Bruxelles a coinvolgere gli stati membri nel processo decisionale e, dall'altro,  la volontà di creare un testo in linea con le politiche di salute pubblica Ue e non solo con le valutazioni dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf).