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Italia al primo posto per numero di segnalazioni di alimenti e mangimi a rischio per la salute pubblica inviate a Bruxelles

Supermarket - Photo credit: Muffet via Foter.com / CC BY

Sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi

Il Sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (in inglese Rapid Alert System for Food and Feed, RASFF) consente ai paesi dell'Unione di notificare, in tempo reale, alla Commissione europea i rischi diretti e indiretti per la salute pubblica connessi ad alimenti, mangimi e materiali a contatto (cioè quegli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, quali pentole, posate, piatti e bicchieri, recipienti e contenitori, etc.). Attraverso le segnalazioni, il RASFF permette quindi all'Esecutivo Ue di adottare tempestivamente le opportune misure di salvaguardia.

Il sistema funziona quindi sulla base di notifiche, che possono essere distinte in:

  • Allerta: massimo grado di pericolo e rischio grave per la salute, il prodotto è in commercio, occorre adottare misure immediate,
  • Information: il prodotto a rischio non ha raggiunto il mercato o risulta ormai scaduto, non occorre adottare misure urgenti,
  • News: informazione a carattere generale relativa ad una non conformità registrata in un paese membro o in un paese terzo, che può essere utile agli altri per orientare i controlli ufficiali,
  • Border Rejection: informazione relativa al respingimento alle frontiere di una partita non conforme alle norme comunitarie. Dà inizio a una serie di controllo accresciuti su partite assimilabili per origine e matrice.

Rapporto RASFF 2015: i numeri

Anche quest'anno, la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute ha redatto un rapporto, che riassume le problematiche sanitarie emerse e i principali rischi notificati dai paesi membri.

Nel 2015 sono state trasmesse attraverso il RASFF 2967 notifiche (contro le 3097 del 2014 e le 3136 del 2013). Si riscontra una diminuzione delle notifiche come avvenuto negli ultimi anni, a partire dal 2012. La Commissione europea, a seguito di ulteriori valutazioni sul rischio da parte dei paesi Ue, ha revocato 63 notifiche, che sono poi state escluse dal sistema e dal conteggio finale.

Il calo del numero di segnalazioni, spiega il Ministero, è in parte dovuto ad una “maggiore collaborazione amministrativa tra paesi membri”, che comunicano fra loro alcune “non conformità di tipo non grave”, senza effettuare notifica attraverso il RASFF.

Nel 2015, così come accaduto nell'anno precedente, l’Italia è il primo stato membro per numero di segnalazioni inviate a Bruxelles, con un totale di 511 notifiche, pari al 17,2% (nel 2014 le notifiche trasmesse dall’Italia erano state 506, pari al 16.3%). Nello specifico, 137 segnalazioni sono pervenute da assessorati alla Sanità, ASL e Comando dei Carabinieri per la tutela della Salute, mentre 374 segnalazioni sono giunte da Uffici periferici del Ministero della Salute. Dopo l’Italia, gli altri paesi in cui si è riscontrata maggiore attività di segnalazione sono il Regno Unito (329) e la Germania (272), seguiti da Olanda, Francia, Belgio e Spagna.

Per quanto riguarda l’origine dei prodotti risultati irregolari, se si considerano i soli paesi europei l’Italia risulta al quinto posto per numero di notifiche ricevute, un gradino più in alto rispetto al 2014, quando era risultata al sesto. Considerando anche i paesi terzi, l'Italia risulta l'ottavo paese. Lo stato che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non regolari è la Cina, seguita da Turchia e India.

La tipologia dei prodotti risultati irregolari è eterogenea, si legge nel rapporto. Il maggior numero di notifiche ha riguardato:

  • prodotti della pesca,
  • alimentazione animale,
  • frutta e vegetali,
  • gelati e dolciumi,
  • latte e derivati.

Altrettanto eterogenea è risultata la tipologia del rischio, con le maggiori irregolarità dovute a contaminazioni microbiologiche (Salmonella, E. coli e Listeria monocytogenes). Inoltre, sono state riscontrate irregolarità per allergeni non dichiarati in etichetta, micotossine (aflatossine, zearalenone e DON), presenza di DNA di ruminante in alimentazione animale e residui di fitofarmaci.

Photo credit: Muffet via Foter.com / CC BY