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Al via un contenzioso per cattiva applicazione della direttiva Ue sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici: per Bruxelles le norme italiane sono troppo restrittive

Sandro Gozi

Due lettere di messa in mora, un parere motivato, cinque procedure di infrazione archiaviate insieme alla chiusura di due casi Eu Pilot. E' il bilancio dell'ultimo pacchetto di decisioni della Commissione europea sulle infrazioni, che porta l'Italia a quota 80 contenziosi con Bruxelles, contro gli 83 di febbraio. "Il numero si è ridotto nuovamente confermando che siamo sulla buona strada e che abbiamo introdotto nuovi metodi e strumenti per gestire al meglio queste difficili tematiche. Il nostro è un modello virtuoso", ha commentato il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi.

Infrazioni Italia ancora in calo

Le archiviazioni riguardano, oltre al procedimento sulla commercializzazione dei sacchetti di plastica, la cui chiusura era stata anticipata nei giorni scorsi, il contenzioso relativo all'iscrizione all'albo professionale di avvocati in possesso di qualifiche professionali ottenute in un altro stato membro, quelli avviati per mancato recepimento della direttiva 2014/63/Ue concernente il miele e della direttiva 2014/58/Ue sulla tracciabilità degli articoli pirotecnici e per la cattiva attuazione della direttiva 126 del 2006 sulla patente di guida.

Si aggrava, passando allo stadio del parere motivato, il procedimento per il mancato recupero da parte del fisco su un caso legato ad una questione di contrabbando, mentre vengono chiusi, prima di diventare procedure di infrazione vere e proprie, due casi Eu Pilot, uno sulle norme per la distribuzione del traffico nel sistema aeroportuale milanese, l'altro sul regime fiscale degli immobili all’estero.

Nel pacchetto di decisioni rientrano anche due nuove costituzioni in mora, una per mancata trasmissione del programma nazionale per l'attuazione della politica di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, l'altra relativa alla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Quest'ultima accusa l'Italia di applicare norme più restrittive di quelle previste dalla direttiva comunitaria direttiva 63/2010 in materia di sperimentazioni sugli animali per scopi scientifici, sulla base delle denunce presentate dagli enti di ricerca che si ritengono penalizzati rispetto a chi opera nello stesso settore in altri stati membri.

Complessivamente, per l'Italia il risultato è positivo: con cinque archiviazioni e due nuovi casi, il numero delle procedure aperte scende infatti a quota 80, dalle 83 di febbraio. A febbraio 2014, segnala il sottosegretario Sandro Gozi commentando le decisioni di Bruxelles, erano 119. Degli 80 casi aperti, 62 sono dovuti alla violazione del diritto dell'Unione e 18 al mancato recepimento di direttive Ue.

Si riaccende lo scontro Italia/Ue sulla sperimentazione animale

Il contenzioso tra Roma e Bruxelles sulla sperimentazione animale ha radici antiche: già nel 2014 la Commissione europea aveva deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Unione per mancato recepimento delle norme comunitarie, dopo che il Parlamento italiano si era arenato, nel contesto della Comunitaria 2011, attorno alla proposta dell'ex ministro del Turismo Vittoria Brambilla di vietare l'allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione.

Abbandonata la Comunitaria 2011 - anche a causa delle divisioni sulla responsabilità civile dei magistrati - e poi il ddl 2012, per lo scioglimento delle Camere, il recepimento della direttiva era stato affidato dal Governo alla legge di delegazione europea 2013. Lo scontro in Parlamento era ripreso, ma, alla luce della procedura di infrazione avviata da Bruxelles si era arrivati in fretta a un compromesso: limitare l'utilizzo di animali alle ricerche per cui sia dimostrabile l’impossibilità di raggiungere il risultato utilizzando un altro metodo di sperimentazione scientifica e vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora comportino dolore all'animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici.

Questo orientamento, alla base del decreto legislativo n. 26-2014 per il recepimento della direttiva, aveva ricevuto comunque molte critiche. Al momento di esprimersi sul testo le commissioni Giustizia e Politiche dell'Unione europea del Senato avevano infatti segnalato che assicurare una protezione degli animali più estesa rispetto a quella prevista a livello europeo avrebbe spinto l'Italia verso una nuova procedura di infrazione, questa volta per violazione delle norme Ue. Previsione che ora si avvera, dando a Roma due mesi di tempo per rispondere ai rilievi di Bruxelles ed evitare un parere motivato, passo che precede il deferimento ai giudici di Lussemburgo.

Duro il commento del presidente del Partito animalista europeo Stefano Fuccelli, secondo cui chiedere all'Italia "di ritornare a praticare la vivisezione" rappresenta "una decisione anacronistica che ci riporta indietro di decenni ed in totale controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo negli Usa".

Camera approva legge di delegazione europea 2015

Contestualmente al pacchetto di decisioni di Bruxelles, la Camera ha compiuto un passo avanti per evitare l'apertura di nuove procedure di infrazione: con 314 voti favorevoli e 80 contrari, l'Aula ha infatti approvato in prima lettura il disegno di legge di delegazione europea 2015, che ora passa all'esame del Senato.

Il testo, presentato dal Governo il 18 gennaio 2016, è stato modificato dai deputati con l'inserimento dei criteri di delega per il recepimento di ulteriori direttive, passando dalle otto inizialmente previste a un totale di 15. Il ddl, inoltre, prevede l'adeguamento a una raccomandazione CERS, a una decisione quadro e a 12 regolamenti europei.