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EurActiv.it

Alitalia - Photo credit: Domenico Marchi / Foter / CC BY-NC-SAL’ingresso di Poste nel capitale di Alitalia riceve il disco verde della Commissione europea. Non è qualificabile come aiuto di Stato.

La partecipazione di Poste all’aumento di capitale di Alitalia non è qualificabile come aiuto di Stato. Lo ha appena deciso la Commissione europea, chiudendo un’inchiesta avviata nell’ottobre del 2013 nell’ambito dell’operazione che aveva portato la società pubblica a entrare nella compagine societaria del vettore aereo. In base agli elementi raccolti da Bruxelles, l’investimento è stato effettuato alle condizioni di mercato. Non ci sono, quindi, elementi per procedere.

La storia

L'indagine, secondo quanto ricorda Bruxelles, era stata aperta in seguito a due ricorsi presentati alla Commissione europea. Qui si contestava l’aumento di capitale da 75 milioni di euro, sostenendo che la partecipazione di Poste in Alitalia altro non era che un aiuto di Stato. Si trattava, cioè, di una violazione macroscopica dei Trattati comunitari, che vietano questi interventi.

Intervento alle condizioni di mercato

La Commissione, in questi mesi, ha approfondito la vicenda e ha verificato che gli elementi raccolti non fanno pensare a nessun comportamento illegittimo. “Poste italiane - si legge in una nota - ha realizzato un investimento in base agli stessi termini e alle stesse condizioni di altri due investitori privati che erano nella stessa situazione”. E’ possibile, quindi, dare il via libera all’operazione, spiegando che “gli interventi pubblici possono essere non considerati come aiuti di Stato, nell'ambito dell'applicazione delle regole Ue, quando vengono realizzati alle stesse condizioni di mercato che sarebbero state accettato da un investitore privato”. I ricorsi, quindi, sono da considerarsi superati.