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La Commissione europea chiude la procedura d'infrazione contro l'Italia, legata all'obbligo di usare solo buste biodegradabili.

Buste plastica - Author: velkr0 / photo on flickr

Palazzo Berlaymont chiude finalmente la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per la questione delle buste di plastica.

Sull’uso dei sacchetti, fino a un anno fa, non esistevano regole comunitarie, ma alcuni paesi membri avevano deciso di legiferare a livello nazionale. È il caso italiano: dal 2011, nel Belpaese, l’utilizzo e la vendita di sacchetti di plastica non biodegradabili sono vietati. E paradossalmente, nei confronti di Roma, era scattata una procedura d'infrazione.

Una nuova direttiva Ue, approvata ad aprile 2015, ha colmato il gap normativo che di fatto penalizzava i paesi all'avanguardia prevedendo un limite all'uso delle buste non biodegradabili.

In base alla nuova direttiva, per ridurre il consumo di sacchetti di plastica gli stati membri possono decidere tra due opzioni: da un lato possono fissare un obiettivo nazionale, cioè un tetto al consumo medio pro capite pari a 90 sacchetti entro la fine del 2019 e, successivamente, a 40 sacchetti pro capite entro il 2025. In alternativa, il singolo paese può stabilire un sistema di prezzo dei sacchetti. Il campo di applicazione della proposta riguarda le buste con spessore inferiore ai 50 micron che, essendo monouso e sottili, sono soggette a dispersione e quindi più inquinanti rispetto alle altre tipologie. 

Photo credit: velkr0 via Foter.com / CC BY